di Marco Rossari

L'unico scrittore buono è quello morto

L'unico scrittore buono è quello morto

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C’era uno scrittore che si credeva Proust. Era Proust. Cosa accadrebbe se a James Joyce venisse rifiutato ogni libro? E qualora Tolstoj fosse ospitato in radio a Roma, per ascoltare il parere di Ilaria da Foggia, come reagirebbe? E se William Shakespeare finisse alla sbarra con l’accusa di plagio? Sono solo alcuni dei ritratti paradossali che questo libro ha in serbo per il lettore. Con una prosa scanzonata, L’unico scrittore buono è quello morto illumina splendori e miserie del mondo letterario, senza risparmiare i mostri sacri. Autori e lettori, editori e traduttori finiscono in un frullatore di racconti e storielle che miscela una metafisica Praga ribattezzata Kafkania (in cui i bordelli si chiamano “Il Castello”, “La Condanna” o “La Colonia Penale”) con una San Francisco iperletteraria dove vagano i sosia dei beat, e un poetastro in gara nel poetry slam più sgangherato della storia. Una parodia esilarante per aspiranti scrittori e lettori sgamati, che snocciola un’indimenticabile carrellata di personaggi afasici, perduti, smarriti nel tragicomico labirinto delle lettere. Un libro per tutti quelli che vogliono scrivere e per chi questi ultimi li farebbe fuori volentieri, ma anche un grande atto d’amore per la forza della scrittura.
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Dettagli

Editore E/O
EAN 9791257780388
Lingue Italiano
Pagine 176
Data di uscita 04/11/2026

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